“Vorrei vedere cosa gioca Damia col Bianco”. Una richiesta normale pensando al contesto: vigilia dell’ultimo turno contro un maestro. Chi, in testa al torneo, non si preoccuperebbe di prepararsi sulle varianti predilette dall’avversario in apertura? Una pretesa molto più sorprendente se ad avanzarla è uno che viaggia sui 2670 punti Elo e che col Nero ha vinto contro Topalov e Kramnik. Avevamo appena finito di pranzare quando Francisco Vallejo Pons mi ha chiesto di consultare il computer per vedere il repertorio del suo prossimo rivale. Pensavo scherzasse, invece diceva sul serio. E forse, a pensarci bene, in quella domanda c’è uno dei segreti che lo hanno portato ad arrivare tra i top player. Mai snobbare una partita mancando di rispetto all’avversario, al gioco e soprattutto al proprio talento. Accontentarsi di “vivacchiare” perché si è bravi o perché l’avversario ha 500 punti Elo in meno con la presunzione che prima o poi sbaglierà da solo. Cercare sempre il meglio, pretendere il massimo da se stessi. Così capisci anche una frase che altrimenti apparirebbe bizzarra: “Sono contento della difesa che ho scelto con Pulito. Di solito non gioco la Pirc ma avevo visto alcune sue partite e mi era sembrato che non trattasse benissimo quegli schemi. In apertura sono entrato in una posizione che mi piaceva”. Ancora più straordinaria la risposta che ha dato quando qualcuno gli ha chiesto perché avesse riflettuto tanto durante la partita con Giacomasso: “Aveva fatto una manovra che non capivo. Qualche tempo fa ho trascorso alcuni giorni ad analizzare con Anand. Un paio di volte avevo accettato senza ragionarci troppo suoi sacrifici che mi sembravano strani finendo col ritrovarmi in posizione pessime. Adesso penso ancora di più quando il mio avversario fa qualcosa che non mi aspetto”. Ecco un altro mantra da ricordare: mai farsi tradire dalla superficialità affidandosi esclusivamente del proprio intuito. Accettare piuttosto la fatica di analizzare per capire tutti i segreti della posizione. E poco importa se le strane mosse di Anand nascondessero idee profondissime mentre quelle di Giacomasso fossero strane e basta. L’atteggiamento fa capire tante cose. “Lontano” dalle partite scherza, beve una birra in compagna, parla di calcio o delle ragazze incontrate in giro per il mondo al pari di un comune ventiseienne. Davanti alla scacchierà però si fa sul serio. Niente foto prima di iniziare, al bando ogni distrazione in chiacchiere e concentrazione costante per tutto il tempo di gioco. Non ha sciorinato lezioni con tanto di varianti teoriche o commenti alle partite contro i big, ma aver visto il suo atteggiamento alla scacchiera può essere per i più giovani un insegnamento ancora più prezioso. Comunque, se non si hanno 2670 punti non fidatevi troppo: per battere Pulito col Nero non basta giocare la Pirc mentre il repertorio di Damia con il Bianco è piuttosto ampio.